25/08/2026
Se gli introiti AdSense sono ricorrenti — per esempio un sito o canale sempre monetizzato — in genere è necessaria una posizione IVA, anche se gli importi sono bassi. Esiste un limite di 5.000 €, ma questo non determina l’obbligo di apertura della partita IVA, bensì riguarda principalmente i contributi INPS per le prestazioni autonome occasionali.
Un’attività pubblicitaria online continuativa è difficilmente qualificabile come occasionale.
Ditta individuale in regime forfettario
Nel 2026, in linea generale, il forfettario prevede:
- ricavi/compensi fino a 85.000 € annui;
- imposta sostitutiva normalmente del 15%;
- possibile aliquota del 5% per i primi cinque anni, se ricorrono tutti i requisiti;
- nessun addebito dell’IVA;
- deduzione analitica delle spese non possibile, perché il reddito viene calcolato applicando un coefficiente di redditività.
Per chi è anche dipendente, la soglia rilevante per il 2026 è generalmente un reddito da lavoro dipendente o assimilato dell’anno precedente non superiore a 35.000 €, non semplicemente la RAL indicata nel contratto. La soglia è stata confermata per il 2026; dal 2027, salvo nuove modifiche, dovrebbe tornare a 30.000 €.
Società a Riparazioni Limitate Semplice (SRLS)
Indicata per imprese di ridotta portata in cui si è in presenza di più soci.
Se uno dei soci non può aprire una partita IVA personale, può entrare nella SRLS come socio di capitale, cioè limitarsi a conferire capitale e ricevere eventuali dividendi al pari di tutti i soci. Non è necessario che ogni socio abbia una partita IVA individuale: la partita IVA sarà quella della società.
Uno dei soci viene nominato amministratore della società e, in quanto tale, può percepire un compenso (stipendio) o rinunciarvi.
L’INPS guarda soprattutto a ciò che la persona fa concretamente. Un socio che lavora abitualmente e prevalentemente nell’attività della SRLS può essere iscritto alla Gestione Commercianti anche senza ricevere uno stipendio e senza avere una partita IVA personale. L’INPS indica espressamente che l’obbligo riguarda anche i soci di SRL che partecipano personalmente al lavoro aziendale in modo abituale e prevalente.
Se il socio è soltanto proprietario e non lavora, i dividendi da soli non fanno scattare una posizione INPS. Se invece viene nominato amministratore, il compenso amministratore normalmente comporta Gestione Separata.
Attenzione anche al motivo per cui non può aprire la posizione. Se è un dipendente pubblico, potrebbe avere problemi non solo con la partita IVA, ma anche con:
- partecipazione a società;
- ruolo di amministratore;
- svolgimento di attività lavorativa nella società;
- obbligo di autorizzazione dell’amministrazione di appartenenza;
- incompatibilità o conflitto di interessi.
In quel caso la quota societaria passiva può essere trattata diversamente dalla carica di amministratore o dal lavoro effettivo, ma va controllato il contratto e il regolamento dell’ente. La SRLS non deve essere usata per aggirare un divieto di attività: se il socio lavora di fatto, possono emergere contestazioni fiscali, previdenziali o lavoristiche.
Stima costi
Costi iniziali indicativi
| Voce | Stima |
|---|---|
| Capitale sociale | da 1 € |
| Onorario notarile | 0 € con statuto standard, salvo attività o richieste ulteriori |
| Imposta di registro | circa 200 € |
| Diritti, bolli e pratica camerale | circa 30–150 € |
| Diritto annuale Camera di Commercio | circa 120–200 €, variabile |
| PEC e firma digitale | circa 10–100 € |
| Commercialista per costituzione e avvio | circa 300–1.000 € |
| Avvocato | 0 € se non necessario; circa 300–1.500 € per contratti, statuto personalizzato o consulenze |
Totale realistico iniziale, escluso capitale: circa 500–1.500 €
La costituzione “a costo notarile zero” vale soprattutto quando si usa il modello standard previsto per la SRLS. Restano comunque imposte, diritti, pratiche, strumenti digitali e possibili compensi professionali. Le stime pubblicate per i soli costi vivi della costituzione oscillano generalmente tra circa 350 e 500 €, a cui aggiungere eventuali professionisti.
Costi ricorrenti annuali
| Voce | Stima annua |
|---|---|
| Commercialista, contabilità, dichiarazioni e bilancio | circa 2.000–4.000 € |
| Diritto annuale Camera di Commercio | circa 120–200 € |
| Tassa libri sociali | circa 309,87 € |
| Bolli e vidimazione libri sociali | circa 40–150 € |
| Deposito bilancio | circa 120–150 € |
| PEC, firma digitale e software fatture | circa 50–500 € |
| Conto corrente aziendale | circa 100–500 € |
| Avvocato | normalmente a consumo; spesso 0 € in un anno semplice |
| Consulente del lavoro/paghe | da aggiungere se hai dipendenti o compenso amministratore |
Il solo “zoccolo duro” amministrativo della SRLS può quindi superare 3.000 € all’anno, anche con ricavi molto bassi. Il commercialista rappresenta normalmente la voce più importante; alcune offerte online partono da cifre inferiori, ma bisogna verificare se includono bilancio, dichiarazioni, libri sociali, Intrastat, consulenza e gestione delle fatture.
A questi costi si aggiungono:
- IRES, generalmente al 24% sull’utile fiscale;
- eventuale IRAP, secondo le regole applicabili;
- tassazione quando gli utili vengono distribuiti ai soci;
- eventuali contributi INPS dell’amministratore o del socio che lavora abitualmente e prevalentemente nella società.
Un socio che si limita a investire capitale, non amministra e non lavora operativamente nella società, normalmente non paga contributi INPS solo per il fatto di ricevere dividendi. Se invece è amministratore o lavora stabilmente nella SRLS, possono scattare Gestione Separata, Gestione Commercianti o entrambe, in base al ruolo effettivo.
Esempio economico
Con 3.000 € annui di AdSense, una SRLS sarebbe quasi certamente sproporzionata:
- almeno circa 2.000–4.000 € di commercialista;
- circa 500–800 € di costi societari fissi;
- imposte;
- eventuali contributi INPS;
- eventuali costi bancari e software.
Anche una ditta individuale può diventare poco conveniente se scatta il minimale commercianti, ma è normalmente molto più semplice e meno costosa da amministrare.
